Fuori da venerdì 26 marzo il nuovo album di Antonio Francesco Daga, in arte Gionta.
Eyes of a desperate soul è un disco vario, ricco di influenze musicali, dal reggae alla dub, dall’elettronica al cantautorato, con elementi che vanno dal pop al tribale. Talvolta pare di essere sospesi, senza il sostengo della struttura canonica della forma canzone.
I testi sono un’analisi intima e personale di sé, del passato, della vita, passando in rassegna le emozioni del giovane cantautore in un viaggio talvolta ermetico, talvolta cristallino nella sua interiorità.
Una commistione innovativa in cui la parola sperimentare è il fil rouge che tiene unito l’impianto compositivo, abbinato all’energia e all’esplosività di ritmi incalzanti e il costante gioco di contrasti.
- Ciao e grazie per essere qui con noi oggi. Come presenteresti Gionta a chi sente parlare di te per la prima volta?
Gionta è davvero un semplicissimo ragazzo di 26 anni di nome Antonio Francesco Daga (cognome della madre) nato a Sassari che viene da una piccola frazione vicina alla cittadina di Alghero, in Sardegna.
Ha fatto vari lavoretti considerati “normali” ma infine ha scelto (oserei dire coraggiosamente) la carriera musicale. È nato a gennaio, il 20, ed è cresciuto con la madre e la nonna.
- Come hai portato avanti la lavorazione del tuo ultimo album?
L’idea è partita, come ogni idea musicale della mia vita, dalla mia cameretta mentre riflettevo profondamente su me stesso e sul mio percorso come persona in generale. Ho iniziato quindi a scrivere i testi. Le melodie arrivavano in testa quasi da sole.
Ho composto le canzoni utilizzando il vocal looping come avevo fatto precedentemente nel mio primo EP Space Monkeys, prima della collaborazione con Matyah e la sua produzione.
Fra stesura testi, composizione, registrazione e lavori finali di mix e mastering c’è voluto più di un anno. Per registrazione, pre-produzioni, mix e master ci sono voluti quasi cinque mesi da sommare ai mesi precedenti di stesura e composizione.
- Cosa ci puoi raccontare sulla scena musicale sarda e come ti inserisci all’interno di essa?
La scena musicale sarda brulica di veri talenti sia di musica moderna che di musica tradizionale che, però spesso e volentieri, rimangono in Sardegna (nel bene o nel male).
La scena sarda tradizionale non può giustamente accogliermi, siamo due cose diverse. Posso solo dire con orgoglio che tengo alcune sonorità ancestrali legate a quelle tradizionali (riferendomi chiaramente alle sonorità vocali e non a quelle elettroniche).
Ci sono molti contesti tradizionali e meno contesti “moderni” (che comunque non mancano anche se non sono abbondanti come nel resto della Penisola).
- “Eyes of a desperate soul” vede la produzione di Matyah. Cosa puoi dirci su questa collaborazione? Come pensi abbia arricchito il progetto?
Dunque, Gionta nasce da ciò che è stato nel 2019/2020 Antonio F. Il progetto nasce con l’intento di creare musica sperimentale con l’armonizzazione della mia sola voce sovra-incisa utilizzando il vocal looping con la loop station facendo in modo che si vada a formare un tappeto musicale di veri e propri accordi sui quali cantarci sopra. Il primo EP (“Space Monkeys”) è puramente questo.
Solo quest’anno con “Eyes of a desperate soul” sono state introdotte le produzioni musicali e composizioni elettroniche di Matyah (Mattia Uldanck) in tutti i brani. Questa collaborazione nasce prima di tutto da una fortissima amicizia con Mattia e dalla profonda stima reciproca.
La sua grande cultura mi ha portato un arricchimento musicale e non solo non indifferente, è sicuramente ed evidentemente cambiatala parte strumentale e stilistica rispetto alle mie precedenti composizioni.
In “Space Monkeys” la voce era assoluta protagonista. Anche in EOADS rimane tale ma, voce principale a parte, diventa un tappeto musicale fondamentale per le composizioni elettroniche e strumentali. Considero il tutto quasi un’evoluzione di me stesso (assistita appunto dal buon Matyah) perché la sperimentazione stessa è ricerca e la ricerca è evoluzione.
- Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro di Gionta?
I progetti futuri più immediati riguardano l’imminente arrivo dell’estate con alcuni concerti sia nella mia Sardegna che al di fuori dell’isola con i miei progetti personali ed altre collaborazioni con formazioni diverse.
Il primissimo passo sarà intanto quello di uscire indenni (per quanto possibile) da questa brutta situazione. Oltre a tornare immediatamente a suonare, vorrei dare un degno spettacolo di presentazione ad “Eyes of a desperate soul”, con la musica a farla da protagonista, ma non solo.
Ho tante idee, augurandoci che la situazione lo permetta.
SCOPRI IL DISCO SU SPOTIFY

Antonio Francesco Daga (in arte Gionta) nasce a Sassari il 20 Gennaio 1995 e vive in una piccola frazione della cittadina di Alghero. Inizia a cantare da bambino e ad esibirsi sin dai 12 anni con alcune band hard rock.
Alle scuole superiori incontra il suo chitarrista Fabrizio Zara portando avanti in parallelo un progetto alternativo e di cantautorato classico. Le esperienze con le band continuano in maniera sporadica, mentre il progetto assieme al suo chitarrista va tutt’ora avanti ormai da diversi anni. Nel 2016 si esibisce, insieme a Fabrizio, in un mini tour di 3 date in Polonia.
Nel 2019 parte con il suo progetto solista sotto il nome Antonio F,pubblicando l’EPSpace monkeys, un disco realizzato con l’utilizzo di una loopstation in cui la voce è assoluta protagonista. Ad oggi, dopo una forte maturazione musicale e una pandemia globale che ha immobilizzato il mondo dello spettacolo, sono cambiate moltissime cose, compreso il suo nome d’arte.
In questo contesto, Antonio rinasce sotto il nome di Gionta, non soltanto uno pseudonimo, ma una parola ricca di valori, ricordi e vita vissuta: Gionta è infatti il cognome di suo padre, cognome che non ha mai potuto portare e di cui, con questa scelta, Antonio si è riappropriato, interiorizzando e accettando il suo passato per costruire un nuovo futuro; per dirlo con le sue parole: una maniera “romantica” di prendere il cognome che non ho mai avuto e che dovrei in realtà possedere.
Sotto questo nome d’arte, Gionta pubblica quindi Eyes of a desperate soul, un disco dove la voce è sempre protagonista tramite il vocal looping, ma al progetto viene aggiunta l’elettronica con la produzione di Matyah.












