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“CEDESI ATTIVITÀ ARTISTICA AVVIATA” DANIELE SARNO presenta il suo album di esordio a “L’ASINO CHE VOLA” di ROMA

23 Ottobre 2020
inConcerti, Inediti, News Italia, Video
9
“CEDESI ATTIVITÀ ARTISTICA AVVIATA” DANIELE SARNO presenta il suo album di esordio a “L’ASINO CHE VOLA” di ROMA
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Canzone d’autore e suoni “vintage-pop”, una miscela musicale di preziose gocce blues, soul, folk, rock e con sentori mediterranei. Lui è DANIELE SARNO, cantautore romano trasferitosi a Grosseto. Nonostante la lunga gavetta live alle spalle è al suo primo album che, quasi per scaramanzia, ha un titolo che riporta ad una chiusura:

CEDESI ATTIVITÀ ARTISTICA AVVIATA

(Isola Tobia Label)


Musicalmente si odono echi di vari artisti, da Sting a Lucio Dalla, ma volendo anche Christopher Cross, con una strizzata d’occhio alla “scuola romana” degli anni Novanta con quell’inconsapevole ateneo che è stato “Il Locale” di Vicolo del Fico, dove Sarno ha iniziato la sua avventura di musicista. I testi sono costruiti con lavoro certosino: un intarsio di
concetti, metrica, suono, rime.

Non c’è nemmeno un racconto, una storia: “sono semplici
riflessioni – dice Sarno -. Non c’è inizio o fine e neanche una morale, c’è solo la voglia di fermare il fluire dei pensieri nell’attimo in cui mi hanno dato conforto”. Ed è proprio il conforto il filo conduttore dell’album “che descrive solo quei momenti di lucidità, in cui capisci che tutto ‘quadra’ anche se è immerso nel caos”.


Il disco è prodotto artisticamente da Piergiorgio Faraglia e da Francesco Saverio Capo, che ne firma anche gli arrangiamenti. Ci sono le poderose e puntuali chitarre del primo, un marchio di fabbrica, e l’eleganza e la precisione del basso del secondo che ha anche messo in luce le sue qualità di polistrumentista.


“Non avrei potuto desiderare di meglio che lavorare con loro, in uno studio (il Ten People Town Studio di Colle di Sellano, in Umbria ndr) lontano dai soliti canoni asettici, ma con la visuale su una vallata avvolta dalla nebbia la mattina e inondata di sole a pranzo, con i gatti a ronfare sugli ampli”.
“Piergiorgio – racconta – mi ha quasi costretto a suonare nel disco: non sono un chitarrista tecnico, ho un modo tutto scomposto di portare i brani, ma su questo mood sbilenco è stato costruito il resto, con rispetto e pazienza. Saverio si è assunto il ruolo (e la responsabilità) di sarto sopraffino, di confezionatore, a volte ha anche rigenerato pezzi di pelle: mi ha dato consigli e la possibilità di riscrivere intere parti di testo (provate a toccare il testo a un cantautore e vedrete la sua pena), rendendole più fruibili, più incisive”.

Il risultato sono dieci brani eterogenei ma legati da un linguaggio sonoro e lirico uniforme.
L’album esce per Isola Tobia Label, la giovane etichetta che ha anche pubblicato gli album di Gerardo Tango, Francesca Incudine e Carlo Mercadante. A breve sono previste le uscite dei lavori discografici di Gerardo Pozzi, Humanoalieno, Cose di Famiglia e Miriam Foresti.


“CEDESI ATTIVITA’ ARTISTICA AVVIATA”

TRACCIA DOPO TRACCIA

1 – Cammina – Autoanalisi di fronte allo specchio del
camerino, il “never give up”, non mollare mai, contro ogni
logica. Forse è il viaggio lo scopo ma non ci sono né mappe né
navigatore. C’è una bussola che spesso bussa inascoltata, alcuni
la chiamano cuore. C’è sempre un posto dove andare e non puoi
fermarti prima.


2 – Mongolfiera – La filastrocca della vecchia mongolfiera col
telo patchwork, il balloon della Musica che è stato rammendato
mille volte, però ancora vola e sorvola tutto e tutti, orgogliosa e
fiera di ogni cicatrice visibile e di tutte quelle invisibili. Nei cori
si distingue la voce di mia figlia Emma, solo per questo è un
capolavoro.


3 – Propaganda – “Propaganda” è una parola diretta che incute
rispetto. Se si facesse lo sforzo di farla solo schioccare fra i
denti, ci si renderebbe conto che è una parola meravigliosa, che
contiene una propulsione che invita a fare e dare. Quando si fa
propaganda, ci si mette la faccia portando in giro le proprie
idee, qualsiasi esse siano. Solo una manciata di domande senza
risposte…

4 – Abbastanza – Il distacco, quello consapevolmente scelto, è
la delizia di pigrizia in cui affondi, con cui ti arrabbi, con cui
giustifichi ogni cosa. Una canzone di disamore, senza scampo se
non quello di attraversare il dolore dato e ricevuto ed espiare
tutto per non provare più male.


5 – Cedesi attività artistica avviata – Una radice scoperta:
mia madre che stende le lenzuola sul terrazzo e canta una nenia
in dialetto romano. Lontano, il Terminillo innevato. Quando ho
cominciato a scrivere il pezzo, mi sono domandato cosa avrei
fatto di un brano così diverso dagli altri, a chi potevano
interessare le paturnie di un canzonaio di insuccesso, sotto
forma di canzone popolare. Sottovalutavo la forza di un brano
folk e il periodo storico di serrande abbassate, di cartelli di
attività chiuse lungo le vie. È come se avessi metabolizzato quel
senso di fallimento e poi l’avessi ridisegnato attraverso i miei
filtri. Saverio ne ha esaltato la dimensione agrodolce, col basso

puntato come un tango, ma rimane ‘na stornellata stupenda e a
lieto fine. Quando ho appuntato sul taccuino “…ma non la cedi
mai l’attivita…” sapevo che sarebbe diventata la title-track del
disco.


6 – Una porta di gioia – Anni fa, uno di quei giorni d’estate
quando c’è già la luna alta tonda un po’ eterea, ma ancora il sole
non è tramontato. Una Emma piccola mi rotola vicino e mi fa:
“guarda Babbo (è nata in Maremma, le è concesso chiamarmi
Babbo) c’è la luna ripiena!”. La luna ripiena! sono stupefatto ma
voglio indagare: “…ma Emma, la luna ripiena di cosa?”. “…oh
Babbo (con la manina sul fianco) ma la luna è ripiena di sole!!”.
Rido, arriva Mattia, l’altro mio figlio, mi guarda… “che ridi? hai
aperto una porta di gioia…”. La gioia è qualcosa con cui da
adulti perdiamo dimestichezza, non ci meravigliamo più tanto o
comunque non in modo continuo e naturale come i bambini.
Prendo il taccuino e mi appunto queste due frasi, conscio che
prima o poi le utilizzerò in una canzone, che parlerà di loro, di
stupore, di una porta che si apre piano per poi spalancarsi,
perché è ora che rientri la luce e invada tutte le parti in ombra.


7 – Sono grande – In casa mia esisteva un rituale che solo mio
padre, o un adulto convenzionato, poteva eseguire: il taglio a
spicchi della mela a fine pasto. L’uso del coltello era qualcosa di
demandato a anni futuri insondabili, quasi come guidare la
macchina. Scrissi la canzone durante l’attesa di mio figlio Mattia
nel 2003 e mantiene ancora intatta tutta l’emozione. In studio
ha subito un piccolo restyling di struttura e lo special è scivolato
in chiusura prima del solo. L’iperbole si chiude con l’ultima
frase che racchiude il succo (di mela) di essere adulti.


8 – Le fate – Adoro i giochi di parole, quando sono utili ad un
significato. Il secolo scorso ci ha proiettato in un mondo
tecnologico, relegando le creature dei miti a superstizioni e
favole, ma la magia, la spiritualità è qualcosa che ci appartiene e
ci affascina più dei personal device che continuiamo a percepire
estranei, esterni. Il palese omaggio ai Police non è solo
musicale, ma anche per tematiche trattate.

9 – Battimuro – Quando ci si accorge di essere in un loop di
gesti e modalità di comportamenti, dai quali non si riesce ad
uscire, già si è cominciato ad evolversi. Questo impasse non ha
sbocchi, se continui a trovare i giusti “però” per ogni cosa. La
risoluzione, la vera rivoluzione è abbattere il muro o fermarsi e
aggirarlo o semplicemente andarsene.
10 – Quadra – Ora di pranzo a Colle di Sellano (Perugia), Il
TenPeopleTown studio è arroccato su una collina con altre tre
case in tufo. Io sono appollaiato su uno sgabello e provo in
cuffia un arpeggio complesso di una mia canzone, la preferita di
un caro amico. Sono solo con il suono cristallino dello studio.
Domani suono a Roma e così mi sto ripassando questo
arpeggio… È il brano della solitudine, di quando passeggi a
braccetto con la solitudine, quando nel caos più totale appare
un senso, una logica, senza senso nè logica, ma qualcosa
quadra. Sono sempre stato molto soddisfatto di come io abbia
trasferito quella sensazione in una canzone. Il brano però non fa
parte (ancora) della track-list dell’album. Comincio a sentire le
note di un pianoforte e poi l’elettrica effettata con l’E-bow (un
laser che la fa suonare come una tastiera), apro gli occhi e
Saverio è al piano concentratissimo sulle mie dita e Piergiorgio,
seduto in un angolo con la fender, ride di cuore… Finisco il
brano e Saverio esclama: “…e questa?”. “La stavo provando per
il concerto di domani…”. “No, questa la mettiamo nel disco, anzi
questa è la chiusura!”.

CREDITS
Produzione artistica: Piergiorgio Faraglia, Francesco Saverio
Capo
Registrato da Piergiorgio Faraglia al Ten People Town Studio di
Colle di Sellano, PG
e da Francesco Saverio Capo al Tiny Huts Studio, Roma.
Mixato da Mirko Cascio al Laptop Studio, Roma
Mastering Massimiliano Nevi Bitbazar, Roma.
Foto di copertina Nanni Rossetti
Grafica Daniele Sarno
Testi e musica Daniele Sarno

tranne Cammina, Propaganda, Sono grande di Sarno/Capo
Una porta di gioia, battitura di Sarno/Capo/Faraglia
Arrangiamenti di Francesco Saverio Capo
tranne Mongolfiera, Abbastanza, Quadra di
Sarno/Capo/Faraglia/Manuri
Daniele Sarno: voce, cori, chitarra acustica
Piergiorgio Faraglia: chitarra elettrica, chitarra acustica
Francesco Saverio Capo: basso elettrico, chitarra elettrica,
chitarra acustica, pianoforte, tastiere, rullante, percussioni, cori,
programmazione, editing
Giosuè Manuri: batteria, percussioni
Andrea Di Pilla: tromba (02) (04) (05), flicorno (05), cori (09)
Vanda Rapisardi: cori (03)
Emma Sarno: cori (02)


CHI E’ DANIELE SARNO
Daniele Sarno è un cantautore romano attualmente residente a
Grosseto.
Negli anni ‘90 frequenta il “Locale” di vicolo del Fico, il tempio
di quella che verrà chiamata “nuova scuola romana”. In questo
inconsapevole ateneo affina e personalizza il suo stile. In quel
periodo scrive musica e testi per il teatro e si esibisce col suo
gruppo ElicaZero, che annovera Fabio Rondanini alla batteria e
Fabrizio Termignone al basso.
Nel 2001 collabora con Bungaro e firma il brano “Kanzi” per il
primo album di Patrizia Laquidara, “Indirizzo portoghese”.
Dall’estate del 2004 comincia un’intensa attività live, ma è tre
anni dopo che fonda la DanieleSarnoTriade con Fabrizio
Termignone al basso e Dario Esposito alla batteria, per proporre
nei club il nuovo repertorio inedito.
Nell’estate 2010 vince il “Fuorimetrica Festival” di Genova e con
la “Fuorimetrica Eventi” gira il nord Italia nei club in trio
acustico con Gabriele Paperini al contrabbasso e Roberto Gatti
alle percussioni.
Nel 2011 ha proseguito i live in duo con lo stickista Lazarus
Cappadona, promuovendo lo Stick (strumento ibrido a corde).
Per la parte ritmica ha modificato un cajon suonandolo con i

piedi. Ed il feetcajon è oggi una delle sue peculiarità. Nel 2012
prepara il “dasolotour” con l’ormai collaudato set: feetcajon,
basso e chitarra.
Con Michele Scuffiotti è l’ideatore, a Grosseto, di edicolAcustica,
una rassegna per dare spazio al ricco sottobosco della canzone
d’autore maremmana e non.
Nel 2015 dà vita al progetto “smartsong”: 9 canzoni inedite per
9 settimane, registrate con lo smartphone chitarra&voce e
diffuse attraverso whatsapp, reclutando fan a cui inviare i brani
solo attraverso il tam-tam dei social.
Dal 2016, porta in giro lo spettacolo “il racCanto (storie sparse
di un canzonaio di insuccesso)”, dove in ordine quasi
cronologico esegue brani inediti e cover che hanno segnato la
sua vita, racCantando anche le storie intorno alle canzoni del
primo album “Cedesi attività artistica avviata”.

Tags: DANIELE SARNOIsola Tobia LabelItalia Rock
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