IL DISCO Sembra la fine ed è un inizio. Sembra che tutto si accartocci su di sé in grumo di rabbia invece si prepara al riparo del freddo. Sembra l’inizio del gelo e lo è. Allo stesso tempo è la notte più lunga che già ha in sé lo scivolare verso la luce attraverso i mesi più cupi.Il primo giorno d’inverno, il solstizio, il giro di boa, dove rabbia e sofferenza vengono nominate e diventano forza creativa, che si fa urlo, che strappa al grunge dei versi e all’hard rock leatmosfere 90s, che nell’ossessione energica del metal trova struttura; un attimo e quasi si va a fondo, tra allucinazioni e deja-vu che riportano alle atmosfere della Bristol deltrip hop, ma poi si risale spinti dalle correnti blues, verso l’electro-rock deiPlaceboe le liriche italianissime allaLitfiba. Il primo giorno di invernoè un viaggio di andata e ritorno dentro amore, rabbia e ancora amore, dieci canzoni istintive e sincere, tanta quanta è la dose di verità che si può sopportare, prima di ritrovarsi sul palco a farne canzone. Sembra la fine invece è un inizio, anzi, un esordio. Quello delleOfficine Bukowski, dove le parole e la voce sono diDebora Chiera, le sei corde diPaolo De Feudis(chitarre) e le quattro diCarlo M. Fabbrini(basso). La sezione ritmica èWalter Viola, fondatore del gruppo e già batterista deIl vuoto elettrico,una delle realtà dell’indie lombardo dove il post-rock esonda nel noise. «Officine è il rigore e la disciplina di una bottega d’artigiano –spiega la band– fucina di creazione dove la fredda sostanza del materiale viene plasmata dalla forza e dall’ingegno dell’essere umano che forgia da sé il proprio futuro. E poi c’è Bukowski, vecchio fabbro sporcaccione che nelle sue pagine ci trascina tra l’incudine e il martello: un genio, un artista della parola che ha ordito trame fittissime in grado di legare sacro e profano, un campione della vita vissuta che ha sperimentato fama e fame. Ciascuno di noi è, nel suo intimo, un Charles Bukowski che talvolta volge lo sguardo al bello sconfinato del mondo, per goderne centellinando ogni istante d’immenso, mentre altre volte si perde nelle proprie oscure perversioni che, salvo false ipocrisie, sono di ognuno il sale della vita». Il primo giorno di invernoè prodotto daWe are Next3già al lavoro conX-Factor, Casino Royale, Delta V, UstmamoeDolce Nera: Roberto Vernetti alla supervisione artistica Michele Clivatiproduzione e mixing, Matteo Lo Valvoal mastering.Un album che alle diverse influenze dei suoi componenti affianca collaborazioni di grande spessore, a partire proprio daVernetti, volto noto al grande pubblico per la partecipazione a X-Factor nel 2009 come vocal coach diClaudia Morie nel 2015 come producer perSkin(voce degliSkunk Anansie), a cui si aggiungono due special guest:Gian Maria Accusani, voce e chitarra diSick TamburoeProzac+ePaolo Saporitivoce deiTodo Modo. Una cerchia di persone raccolte attorno a un progetto che a tratti pare suonare come le 4:48 del mattino, quando il giorno sembra non arrivare mai, un minuto dopo l’alba arriva e ancora prima di vederla la si ascolta, registrata in presa diretta nellaTaverna Studiodei fratelliMarco ed Ettore Giuradei, nomi noti nel panorama indie (Giuradei, DUNK). Un’altra voce dell’indie lombardo comePaolo Topalascia per un attimo il microfono deIl vuoto elettricoe ispiraDebora Chieranella scrittura delle title track, vero e proprio inno alla resilienza:a testa alta puoi resistere allʼurto / ciò che ti uccide ti libera / dal tuo sorriso un mondo migliore sarà. «Un album che ha radici solide nel disincanto e nel cinismo tipici di una certa maturità di vita –spiegano i quattro Bukowski– ma che non nasconde la voglia di sognare e di continuare a cercare la felicità, i cui toni tenui fanno da sfondo al quadro duro e oscuro, dipinto dalla voce.Il primo giorno d’invernoporta con sé un messaggio fondamentalmente positivo, una fune che giunge sul fondo di un pozzo buio per offrire unavia d’uscita a chi è rimasto intrappolato, ma senza proporre false speranze o semplici soluzioni: la fatica sarà risalirla, quella fune». C’è chi ci riesce ad uscire dalleSabbie Mobili–sai, ho deciso di lottare per non soffrire più, canta Debora. Chi si è fottuto comeRenée, un uomo che è “come un leone in gabbia / senza via d’uscita“. Chi sceglie di perdersi e ritrovarsi comeZingara, che chiude il disco, mentre all’inizio dell’album un’intro di pensieri sconnessi nel dormiveglia lascia spazio a lei: una canzone in cui la voce delleOfficine BukowskiincontraPaolo Saporiti,che aggiunge una profondità roca aChi era Viola,dove il testo ritrova nel buio l’amore più puro, quello di una figlia verso la madre, faro nel mare in burrasca di una vita. Un faro che a volte, può essere anche una canzone. Officine Bukowski Debora Chiera– voce Walter Viola– batteria e percussioni Paolo De Feudis– chitarre Carlo M. Fabbrini– basso Credits album Registrato in presa diretta presso laTaverna Studiodei fratelliMarco ed Ettore Giuradei(DUNK) in Franciacorta; mixato, prodotto e masterizzato daWe are Next3 Michele Clivati, Roberto Vernetti e Matteo Lo Valvopresso lo studioNEXT3di Curno (BG). Testi e armonizzazioniDebora Chiera. Il testo deIl Primo Giorno d’Invernonasce da un’ispirazione diPaolo Topa (Il Vuoto Elettrico),scritto conMatteo “Matt” LOQI. Ospiti Paolo Saporiti(cantante deiTodo Modo), voce e mandolino –Anime,voce –Chi era Viola; Gian Maria Accusani(chitarrista, voce e produttoreProzac+, Sick Tamburo), chitarra –Renée Marco “Element” Preziosa, rap –Zingara Paoletta “Mamy Nox” Nocerinocori, armonizzazioni Roberto “Luso” Lusardisynth Logo:Maurizio Di Vincenzo, fumettista diDylan DogeMagico Vento,Sergio Bonelli EditoreProgetto grafico:Paolo Altibrandi,Lupo Alberto, curatore diTutto PazienzaeDylan Dog Color Fest n°18. Booking e management:La Petecuta Media Music, affiliataCentury Media Records. |