Gli AlchemicA presentano “Chiudi gli occhi”, un brano che attraversa il Novecento e si deposita nel presente, portando con sé una consapevolezza scomoda: restare lucidi, oggi, ha un costo sempre più alto.
Il testo si apre su un paesaggio inaridito, dove anche i desideri sembrano cadere senza lasciare traccia. Le stelle non indicano più direzioni, si spengono in un vuoto che riflette una società incapace di immaginare.
Esatta è infatti la metafora sottile al decadimento del sogno americano fatta di “stelle che cadono” e “strisce dipinte nel blu. In questo spazio si insinua il “serpente” mediatico: un flusso continuo che intrattiene, seduce e attenua il pensiero critico, trasformando l’attenzione in assuefazione. La memoria storica entra senza mediazioni.
“Cadevan muri / non cadono più”richiama una frattura che sembrava chiusa e invece torna a riaprirsi: se Berlino ci aveva fatto sperare in una nuova era, oggi invece i muri non sono scomparsi, hanno solo cambiato forma. Il “diverso” diventa pretesto, una scorciatoia per giustificare nuove divisioni.
Accanto, si insinua il dubbio: il benessere materiale coincide davvero con la libertà o ne è una versione addomesticata?
Il cuore del brano si stringe attorno a un’immagine precisa:“Non passano più i treni / ma che paura mi fa / ancora questo rumore inciso nell’anima”. Il riferimento alla deportazione e all’Olocausto è palese ed inevitabile, anche se non esplicito.
I treni non passano più, eppure il loro suono continua a esistere, come memoria che non si cancella e come possibilità che ritorna.
Da qui nasce l’angoscia più profonda: il timore di un nuovo “sonno della ragione”, in cui l’orrore smette di essere eccezione e torna a essere normalità.
“Chiudi gli occhi / il cuore non sentirà… salvati l’anima”diventa un comando paradossale: chi non regge lo sguardo crede di proteggersi, ma rinuncia a vedere, a riconoscere, a opporsi.
Il videoclip in bianco e nero amplifica questa ambiguità: macerie senza tempo, immagini la cui origine sarebbe difficile stabilire con certezza.Passato e presente si sovrappongono fino a confondersi, rendendo impossibile distinguere ciò che è stato da ciò che sta accadendo ora.
Prodotto da Andrea Rigonat e con la collaborazione in studio di Cosimo Distratis alla batteria, il brano mantiene una tensione costante tra malinconia e urgenza.
“Chiudi gli occhi” osserva un’umanità che ha già visto tutto e sceglie comunque di non riconoscerlo, mentre il rumore della storia continua a vibrare sotto la superficie.
Gli AlchemicA sono una band nata nel 2004 dalla fusione di musicisti del Friuli Venezia Giulia.Brani con forte carattere cantautorale ma dall’anima Rock. Testi in italiano e musica dal respiro internazionale. Per ben tre volte la band cavalca il palco del teatro Ariston per le finali del San Remo Rock.
La discografia vede 3 album ed un quarto in uscita a giugno in distribuzione Universal Music Italia. Attualmente la formazione è composta da Gianpiero Augusti alla voce e chitarra – Marco Beltrame – chitarra – Marco Bertoli tastiere – Daniele Deiuri alla batteria – Sirio Ceschia al basso – Alice Soranzio ai cori.
La band vanta oltre 500 concerti nella propria storia, partendo dai club fino ai palchi più importanti.
Una dimensione rock che strizza l’occhio al mondo cantautorale, i testi sono parte fondamentale dell’esperienza di ascolto, il suono si modella come un vestito sui brani proposti, da momenti più graffianti a momenti più intimi ed eleganti.
Il concerto offre all’ascoltatore un verso viaggio attraverso le varie canzoni, tra momenti più spensierati e momenti più profondi, senza mai cadere nel banale.
by SORRYMOM!












