Di stanza a Bologna, ecco un nuovo esempio del più fine cantautorato psichedelico che vi farà innamorare sin dal primo ascolto. Florilegio è la creatura musicale di Matteo Polonora che ci propone il primo atipico singolo estivo, manifesto di questa che è un’altra estate atipica, della scena musicale indipendente.
Ne abbiamo parlato direttamente con lui.
Chi è Florilegio? E come ti racconteresti a chi ancora non ti conosce?
Florilegio è tutto ciò che sono. Il mio essere più intimo ma contemporaneamente anche il mio essere in musica.
Florilegio è l’eccentrica creatura musicale di Matteo Polonara, una specie di alter ego. Matteo Polonara invece è un alieno estremamente sensibile, timido e introverso. Sono le due facce della stessa medaglia, una medaglia decisamente strana.
La mia musica non ha un genere. La mia musica è un florilegio di me, di tutto ciò che mi piace, di ciò che sono. Io sono il florilegio della mia musica, la mia musica è il florilegio di me.
Esistono ancora i Mataara Trio?
Il Mataara Trio non esiste più come trio autonomo e nemmeno affiancato al nome Matteo Polonara. Ma il Mataara Trio è sempre al mio fianco sia dal vivo che in studio, soltanto che è “incorporato” nel nome Florilegio.
Sono onorato d’avere con me questi bravissimi musicisti dal 2015, malgrado ci conosciamo da quando siamo dei ragazzini.
Anche adesso non è cambiata la formazione all’interno del progetto: c’è sempre Davide Ballanti alla chitarra, Samuele Brunori al basso e Alessandro Della Lunga alla batteria; solo che ho deciso di evolvermi e di cambiare la matrice sonora, aggiungendo il producer Pierpaolo Ovarini e i fraseggi di tromba di Federico Privitera.
Oltre quello che fanno con me, hanno tutti e cinque moltissimi progetti differenti sia insieme che separati. Sono molto fortunato ad avere con me questi bravissimi musicisti.
Porterai ancora avanti il progetto “Matteo Polonara” oltre a Florilegio?
No. Matteo Polonara, per il momento, non apparirà più in ambito artistico in nessun modo. Le trasformazioni spesso sono irreversibili. Rimane a questo nome il mio primo disco “Nella Vasca o Nel Giardino di Fianco?”, i videoclip e tutto il materiale uscito fin ora… oltre che ovviamente la patente e tutti i vari documenti!
Quali sono le tue influenze musicali?
Troppe, davvero troppe. Credo d’aver passato la maggior parte delle ore della mia vita ad ascoltare e a fare musica. Dal punto di vista strettamente musicale, direi che amo il jazz in tutte le sue varie sfaccettature, la psichedelia e la new wave.
In generale poi mi vengono in mente un po’ di nomi dal panorama internazionale: Mac DeMarco, Tame Impala, Khrukabin, Hyatus Kyote, Alt-J, Kooks, Smiths, Cure, Yellow Days, Blue Puma.
Se invece penso al nostro mercato italiano, sono i grandi cantautori o gli autori di parole che mi affascinano, soprattutto quando quelle parole diventano ancora più fondamentali della musica.
Tanto per citarne qualcuno: Vasco Brondi, Lucio Corsi, Iosonouncane, Maria Antonietta, Colombre, e poi ovviamente i grandi maestri intoccabili come Paolo Conte per esempio.
Ci consigli qualche brano che dovremmo ascoltare per conoscerti meglio?
Se volete conoscere una parte molto importante e personale di me, sicuramente un ascolto al mio primo disco “Nella Vasca o Nel Giardino di Fianco?” può chiarirvi alcuni aspetti.
È un disco estremamente personale, costituito da nove tracce che sono state concepite tra il 2015 e il 2018, anno in cui è stato registrato. Ascoltandolo adesso, lo trovo poco definito e un po’ immaturo sotto alcuni punti di vista, ma in realtà mi piace e descrive bene il vecchio Matteo Polonara.
Le canzoni che scrivo sono un po’ come delle figlie per me, per cui ci rimango affezionato, anche se crescono e magari si perdono per strada.
Se volete conoscermi davvero a fondo porto la vostra attenzione sulla traccia “Muto.” che descrive abbastanza bene la mia difficoltà nel comunicare con il mondo esterno.












