Ciao Ragazzi, benvenuti su ItaliaRock. Innanzitutto come state ?
Bene grazie mille! Siamo contenti di come stiamo sviluppando la nostra musica, perché ci piace davvero quello che facciamo.
– Partiamo dal titolo del vostro album “Le faremo sapere”: a quale richiesta farebbe riferimento ?
Più che è una richiesta, questo fa riferimento a una situazione nella quale tutti prima o poi ci siamo trovati.
Le faremo sapere una frase ambigua che lascia l’interlocutore in un limbo nel quale lui non sa se le cose andranno bene o le cose andranno male.
È una situazione di incertezza, dove nel 90% dei casi le cose non si avvereranno.
Sai, ci siamo passati tutti ed è una dinamica della vita nella quale le persone ti fanno vivere in speranze irrealizzabili.
Certamente è una cosa evitabile – lo sappiamo tutti che è evitabile – ma la mancanza di empatia e la mancanza di sensibilità portano a questo.
– La scelta dell’italiano, per alcuni brani più rock-punk, è una scelta di fare musica vostra ?
Noi cantiamo solo in italiano, perché è la nostra lingua, e non importa che il rock sia una musica anglosassone o che si sposa molto meglio con l’inglese piuttosto che con l’italiano.
Noi amiamo il rock e il punk, il metal, il reggae, il grunge e mischiamo tutte queste influenze per costruire canzoni attraverso le quali veicolare i messaggi che sentiamo di dover cantare e strillare, per condividerli con gli altri.
– Guardando l’artwork della copertina, cosa volete evidenziare con quel braccio intriso di “olio nero” ?
Innanzitutto, la copertina va detto che una fotografia fatta dal nostro batterista, Christian, è un grande fotografo. Lo so che sono di parte non voglio essere autoreferenziale, ma per me la copertina è veramente un pezzo d’arte.
Anche la copertina del primo disco, “Fuori dal buio”, che sembra un fotomontaggio in realtà non lo è. E’ una foto fatta da lui a Cuba durante una tempesta tropicale.
Quel braccio è intriso di catrame. Ci ricordava molto il minimalismo e la semplicità della copertina degli strokes del loro primo disco Is This It. In queste canzoni noi cercavamo un sound che fosse compatto e coerente proprio come quello che succede in quel disco lì pur non suonando noi di fatto quel genere, cioè il vecchio rock INDIE di inizio secolo.
Il braccio intriso di olio ognuno lo può interpretare come vuole: può essere un finto guanto, anche sexy, se vogliamo ma che nasconde dietro una triste realtà di scomparire lentamente, dissolvendosi sul suolo.
Oppure potrebbe essere proprio una di quelle situazioni alla ” le faremo sapere”, nelle quali uno si prepara una situazione e quella situazione piano piano si scioglie e svanisce in inesorabilmente.
– Cosa vi ha “oppresso” nel vostro cammino musicale in questi ultimi anni?
Sinceramente non sento questo senso di oppressione. Quello che mi dispiace è che i ragazzi delle nuove generazioni tendono ad avere meno interesse per le chitarre elettriche, per gli amplificatori analogici e valvolari, per il suono tutto volume e la voglia di essere essenziali in quello che si dice.
Oggi sembra che se non fai un testo rap con 10.000 parole e cantato attraverso l’autotune su una base prodotta in modo 100% digitale, sei uno sfigato.
Ma non sarà forse che 100.000 parole possono avere molto meno senso di due parole messe insieme che però ti aprono lo scenario dell’immaginazione senza essere didascaliche? Perciò abbiamo scritto la canzone “dire tutto”. Ossia dire tutto per non dire niente.
– Studio o palco, cosa preferite?
Entrambe le cose ci piacciono molto.
Lo studio di registrazione ha tutta una magia creativa e sacra. Ma il palco ti aiuta a cogliere il momento. È veramente carpe Diem. È l’adrenalina e il contatto con il pubblico. Suonare dal vivo è la cosa più bella che c’è.
– ci sono band/artisti che lasciano tracce di ispirazione nei vostri brani?
Ognuno di noi ha le proprie influenze. Come ti dicevo, abbiamo gusti sia mainstream come Beatles, Ramones, Oasis, Marley, Metallica, Nirvana, Black Sabbath, sia più underground e ricercati, come ad esempio i Fugazi. Rispetto invece alla musica italiana, abbiamo dei gusti molto eterogenei tra di noi. Ma nel comporre le canzoni in fondo si mescolano bene.
– Progetti futuri, immagino, concerti per far conoscere la vostra musica ?
Cercheremo di fare tanti concerti e di completare il nuovo disco

I Qualunquisti sono una rock band di Roma formatasi nel 2021. Cantano emozioni, come loro stessi dichiarano nel brano “Venti Ventitré”, e più in generale offrono attraverso le loro canzoni una visione disillusa e mai banale del mondo che li circonda.
La band nasce dall’unione di musicisti che negli anni hanno suonato insieme in diversi gruppi attivi nella scena romana. Suonavano principalmente rock, ma anche reggae e insieme prendono presto una direzione indie punk che li distingue.
Così nascono i Qualunquisti e a ottobre 2022 pubblicano il loro primo singolo“Sigarette”seguito da diversi lavori che si fanno notare.
Come il disco “Fuori dal buio”, uscito nel 2023, che grazie al brano “Dharma” viene passato in FM su Radio Rock.
Il 13 febbraio 2025 la band pubblica l’EP “Le Faremo Sapere”, anticipato dai singoli “Andrea” e “Ma che cosa vuoi”.












