Il loro ultimo lavoro in studio risale a cinque anni fa, il full length Milkshake uscito nel 2016. I Plug Out Head non si sono propriamente fermati da allora, ma non è stato fino allo scorso anno che la band reggina è riuscita a ritornare in studio per lavorare ai nuovi pezzi, ora finalmente pronti a vedere la luce del sole sotto forma di un EP in uscita il 3 settembre 2021, Apocalyptic Dream -un titolo peraltro che non stona alla luce dell’anno e mezzo da cui proveniamo.
L’EP si compone di sei tracce tirate, dirette e catchy che tentano di non farsi rinchiudere nella categorizzazione di un unico genere. Abbiamo approfondito alcune tematiche del disco con i ragazzi della band!
Nel 2021 cosa vi dà ancora la carica per suonare e proporre punk rock?
Nel 2021, come negli anni precedenti, semplicemente continuiamo a comporre canzoni che ci piacciono, non importa se punk rock, alternative rock, o altri generi. Abbiamo sempre fatto così e continueremo a fare così.
I membri della band sono divisi fra la Calabria e la Lombardia. Come riuscite a conciliare la notevole distanza geografica che vi separa per far funzionare la band?
Di solito registriamo riff o linee di basso/chitarra e poi quando ci vediamo, ovvero solitamente durante le ferie invernali ed estive, componiamo nuove canzoni basandoci su quello che abbiamo. È un casino, e anche se le circostanze sono quelle che sono, soprattutto dopo questo assurdo periodo buio di pandemia, il nostro obiettivo è quello di impegnarci per migliorare e andare sempre più avanti!
Parliamo del vostro nuovo EP “Apocalyptic Dream”. Il titolo ha a che fare con la situazione pandemica (apocalittica) che stiamo vivendo da un anno e mezzo a questa parte?
In realtà il pezzo che dà il nome all’EP è nato molto prima di un anno e mezzo fa ma, dato che è una bomba, e vista la situazione nella quale ci troviamo, ci è sembrato azzeccato come titolo. Tra l’altro, purtroppo, quello in cui viviamo non è un sogno.
Sull’EP ci sono “solo” sei canzoni, ma si sentono almeno tre generi (alternative rock, punk e hardcore). Come sono nati i brani del disco? Avete deciso coscientemente di spaziare fra sound diversi o ve ne siete accorti solo quando i pezzi stavano già nascendo?
Ci piace comporre canzoni di cui noi stessi possiamo dirci fan, e ci piace provare nuovi generi. Per descrivere come sono nati i brani del disco, ci servirebbero almeno due pagine, perché ognuno ha una storia diversa. Quando componiamo non pensiamo mai a cose come “questo pezzo non c’entra nulla con quest’altro” oppure “stiamo pensando a un album punk rock, questo pezzo non ci sta”, semplicemente cogliamo il momento nel quale ci troviamo e suoniamo.
Ci raccontate qualcosa in più su uno dei pezzi che maggiormente ci ha colpiti, ovvero Here in the South?
Here in the South è un esperimento molto particolare, dato che è la prima canzone dove abbiamo inserito delle parti in dialetto reggino. È il “classico” brano dove si parla con rabbia del posto nel quale si è cresciuti.
La frustrazione nel fare sempre le stesse cose e di avere un futuro incerto, il desiderio di lasciare tutto e trovare una nuova casa, e infine la paura di dimenticarsi com’è vivere qui e ritornarci più avanti, sono i sentimenti che volevamo esprimere.
Il discorso in dialetto non è casuale, ma è il tipico scambio di battute del reggino medio che rispecchia la monotonia e l’accettazione di una situazione di merda.
Per voi più importante avere una presenza rilevante su Internet e sui social al giorno d’oggi o riuscire a suonare con costanza in giro?
Decisamente suonare in giro. Speriamo veramente di riprendere con costanza una volta che la situazione sarà del tutto risolta. Purtroppo al giorno d’oggi se non sei social, praticamente non esisti, quindi cerchiamo di postare con regolarità notizie e foto, soprattutto in questo periodo nel quale siamo molto attivi per l’uscita dell’EP.
Cosa sperate di raggiungere con Apocalyptic Dream?
Ogni volta che rilasciamo qualcosa, che si tratti di un singolo o un album o EP, speriamo che le persone lo ascoltino e possano rispecchiarsi e immedesimarsi in quello che facciamo. Ci piacerebbe sapere che, ascoltando uno dei brani, si sono sentite ispirate, risollevate, confortate, o anche semplicemente divertite.






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